Venaria. Scritte No Tav nei siti dei sondaggi
In via Alessandria, via Traves e via Amati a Venaria, nei luoghi dei sondaggi Tav, nella serata di domenica 10 gennaio sono comparse scritte di segnalazione. “Qui (non) passa il Tav. No Tav No sondaggi!”.
Queste zone, in particolare via Amati, sono intensamente popolate e la gente deve già subire notevoli nocività – dal rumore e inquinamento della vicina tangenziale alla presenza di due tralicci giganti a pochi metri dai balconi delle case.
Anche a Venaria si resiste a quest’opera inutile, dannosa, insostenibilmente costosa, per la vita, la salute, il futuro di tutti.
Mercoledì 20 gennaio a Torino
promossa da No Tav Autogestione – Torino e Osservatorio Ecologico – Torino.
Appuntamento alle 21 in corso Ferrucci 65a
Ecco alcune foto di Venaria

Venaria No Tav in via Alessandria
Continua ogni giorno la sorveglianza del territorio, la presenza dei No Tav a Torino e nei comuni della cintura.
Già
venerdì 9 è partito un giro per Torino che ha attraversato la periferia
nord, per arrivare alla zona di via Eritrea. Altro giro è stato fatto
sabato mattina nella zona sud ovest. Anche a Settimo si sono mossi i No
Tav visitando i siti.
Sabato
a Susa diverse centinaia di No Tav hanno impiantato un presidio
permanente all’autoporto di Susa, in serata, a Bussoleno, un assemblea
di No Tav della Val Susa, di Torino, della Val Sangone ha ribadito con
forza che il Tav non passerà, che i sondaggi verranno fermati.
Ricordiamo a tutti l’assemblea No Tav di mercoledì 20 gennaio a Torino
promossa da No Tav Autogestione – Torino e Osservatorio Ecologico – Torino.
Appuntamento alle 21 in corso Ferrucci 65a.
Di seguito il testo del volantino che stiamo distribuendo in queste ore in città.
A
Torino e in Val Susa stanno partendo i sondaggi per il TAV. Il Tav –
Treno ad alta velocità - è un opera inutile, dannosa, distruttiva.
Un’opera
che ha già devastato mezza Italia. Ovunque inquinamento del suolo,
rumore insopportabile, perdita di fonti idriche, distruzione
irreversibile dell’ambiente, case abbattute, città spezzate in due da
muraglioni.
Ogni chilometro di linea TAV costruita in Italia è costato la vita ad un lavoratore.
Una
montagna di soldi pubblici sono stati sottratti ai treni per chi
lavora, alle scuole per i nostri figli, ad una sanità decente per
tutti. Ha guadagnato chi costruisce – la lobby del cemento e del
tondino, amici e destra come s sinistra, abbiamo perso noi tutti.
In
molti credono che il TAV Torino-Lyon sia solo un affare valsusino ma si
sbagliano: l’impatto dell’opera e dei cantieri che per 30 anni
sventreranno la nostra città sarà fortissimo.
Persino
il commissario straordinario per la Torino Lyon, Mario Virano, ammette
che ben 250.000 torinesi dovranno fare i conti con i cantieri del Tav.
Uno su 4 di noi. Per 30 anni.
Con
il nuovo tracciato il Tav attraverserà la città, taglierà in due la
tangenziale, demolirà case. Ci aspettano decenni di cantieri e di
disagi, per far guadagnare i soliti noti. Gli stessi che hanno
distrutto le falde acquifere per fare le gallerie Tav in Mugello, gli
stessi della eterna Salerno/Reggio Calabria, gli stessi che all’Aquila
hanno costruito un ospedale, nuovo, “antisismico”, che si è
polverizzato alla prima scossa di terremoto.
Cagnardi,
l’architetto che ha preparato il progetto per Torino, ha chiamato
“birillo” una casa ad otto piani che si troverà sul percorso del Tav in
città. Che fine fanno i birilli lo sanno anche i bambini. In questo,
come nei tanti altri “birilli” che il Tav incontrerà sulla sua strada,
ci abitano uomini, donne e bambini, gente che magari ha fatto fatica a
mettere insieme i soldi per una casa che verrà espropriata a basso
costo. E parliamo dei “fortunati”, perché gli altri, quelli cui la casa
non la tireranno giù, il Tav se lo vedranno (e sentiranno) sfrecciare
sotto il naso. Per non dire di chi una notte – due anni fa è successo
per un ben più modesto cantiere della metropolitana – verrà evacuato
perché i lavori hanno compromesso la stabilità della sua casa.
La
retorica di chi vuole l’opera ad ogni costo è piena di due parole
ripetute ossessivamente perché entrino nelle teste di ciascuno di noi.
Le
parole sono progresso e collegamento con l’Europa: l’immagine è quella
della piccola Italia schiacciata dietro la catena alpina, mentre fuori
corrono veloci treni e autostrade: camion e vagoni pieni di biscotti,
caramelle e copertoni che vanno in Francia mentre dalla Francia
arrivano biscotti, caramelle e copertoni e in entrambe le direzioni
viaggiano le merci prodotte con il sudore e il sangue dei lavoratori
dell’Asia e dei mille sud di un mondo dove la globalizzazione della
miseria va di pari passo con la globalizzazione delle merci.
Ma a noi, alla nostra vita, serve tutto questo?
I
dati, confermati anche dai tecnici governativi, dicono di no. Una linea
che collega Torino alla Francia c’è già ed è sotto utilizzata: ogni
giorno ci passano 78 treni e ne potrebbero passare 210 prima che la
linea si saturi e il faraonico scalo intermodale di Orbassano è
utilizzato ad 1/3 della sua potenzialità perché non ci sono merci da
trasportare.
Sulla
Torino Lione i privati non hanno investito un euro, ma i costruttori si
preparano ad incassarne milioni. Soldi pubblici, presi dalle nostre
tasche.
Nel 2005 le barricate hanno fermato il Tav: i politici gli hanno riaperto la strada.
Fermarli è possibile. Anche a Torino.
Contro chi devasta il territorio e saccheggia le risorse
Per la vita, la libertà, il futuro di tutti
No Tav Autogestione – Torino
notav_autogestione@yahoo.it





