16.08.2009
Una sommossa
In questa lunga chiacchierata con una compagna di Milano, la
sommossa di Corelli “vista da fuori” - giusto pochi metri più in là
dell’occhio del ciclone. Proprio mentre la battaglia si sta esaurendo
un gruppo di compagni riesce ad arrivare fuori dalle mura del Centro e
cerca di fare tutto quello che è nelle proprie forze per esserci.
Prima facendosi sentire, poi cercando di bloccare il trasferimento in
Questura degli arrestati e poi tutto il giorno successivo facendo
casino in tribunale. Accanto alla cronaca della sommossa e dell’appoggio dei solidali emergono anche gli effetti.
Non solo quelli più scontati e materiali - checché ne dica Maroni,
infatti, la capienza dei Centri nel nord Italia è seriamente diminuita
grazie alle mobilitazioni e la polizia è costretta a lasciare andare in
libertà molti dei senza-documenti che ferma nelle strade in questi
giorni - ma anche quelli indiretti e meno immediatamente visibili: i
legami di complicità che la lotta crea sia tra i reclusi che tra i
reclusi e i solidali; la lotta che modifica il modo di sentire il mondo che hanno i protagonisti, e che agisce in qualche maniera anche sulla qualità dei
loro rapporti. Ecco allora che alcuni muri si abbassano e la distanza
tra il “dentro” e il “fuori” si assottiglia - almeno un po’ - e che la
lotta diventa una lotta di tutti.
Ascolta il racconto:
audio da Macerie
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