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Torino. Stato d’assedio. Punto info al Balon
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12.02.2010

Torino. Stato d’assedio. Punto info al Balon

Morti in carcere e in repartino, leggi razziste e liberticide, militari in
strada e caccia all’immigrato, telecamere e badge, sgomberi e denunce,
ronde e controlli, manganelli ed arresti per chi non ci sta. Analisi e
confronto sulle strategie di resistenza.

Sabato 13 febbraio punto info al Balon, in via Andreis angolo Borgodora
dalle 10,30 in poi.

Venerdì 19 febbraio dalle 21 assemblea con Robertino Barbieri. In corso
Palermo 46.

Di seguito il volantino in distribuzione in questi giorni.

Torino tra ronde, militari, telecamere, sgomberi, repressione
Stato d’assedio

Non ne sentivamo la mancanza. Delle ronde. A Torino Chiamparino si è fatto
le sue, finanziando i City Angels per sorvegliare mercati e strade.
La chiamano sicurezza. E piazzano poliziotti, carabinieri, militari,
finanzieri in piazze e mercati della città, telecamere in ogni angolo,
controlli e posti di blocco nelle nostre periferie. E ora anche le ronde
con tanto di divisa e distintivo.
Ma voi vi sentite più sicuri?
Vi sentite più sicuri quando fermano l’operaio che abita nell’appartamento
di fronte al vostro e lo deportano in un CIE, perché lavora in nero e,
quindi, non ha il permesso di soggiorno?
Vi sentite più sicuri quando sgomberano le case occupate, luoghi sottratti
all’abbandono e all’incuria e resi disponibili per tutti?
Vi sentite più sicuri quando – per imporre i sondaggi per il Tav –
militarizzano interi quartieri di Torino?
Vi sentite più sicuri con i nuovi sceriffi di Chiamparino di pattuglia?
Magari a controllare che nessuno si mangi un panino o beva una bibita a
Porta Palazzo e a S.Salvario, dove il sindaco ha prescritto che si mangia
solo nei locali o a casa propria.
Vi sentite più sicuri quando la polizia picchia gli antifascisti che
manifestano contro chi vuole cancellare la memoria di ieri e rendere
ancora più buio il nostro presente?
Vi sentite più sicuri quando la magistratura persegue chi – non avendo
altra voce – scrive la propria su un muro?
Vi sentite più sicuri quando c’è chi va alla sbarra per aver manifestato
contro il razzismo, il militarismo, la violenza dello stato?

Noi pensiamo che la sicurezza, quella vera, sia ben altro.
È la sicurezza di prendere un treno senza rischiare di morire perché i
vari governi hanno investito nell’alta velocità, riducendo personale e
risorse per i treni che servono a chi viaggia per lavoro o per studio.
È la sicurezza di un lavoro che non mutili e uccida, in un paese dove la
vita di chi si guadagna il pane vale meno di un estintore, di un ponteggio
sicuro, di un casco, di un paio di scarpe.
È la sicurezza di un’assistenza sanitaria che garantisca a tutti, e non
solo a chi può permetterselo, prevenzione e cure.
È la sicurezza di una scuola che dia accesso al sapere anche a chi non ha
i soldi per pagare libri e tasse.
È la sicurezza di poter arrivare alla fine del mese, facendo pagare la
crisi ai padroni che lucrano sulle vite di chi lavora.
È la sicurezza di andare in giro senza rischiare che un poliziotto troppo
diligente ci faccia assaggiare il sapore del suo manganello, perché non
gli piace come siamo vestiti o per uno sguardo poco amichevole. I casi
come quello di Federico Aldrovandi, ragazzo di 18 anni ammazzato di botte
dalla polizia, o del tifoso Sandri, sparato da un killer di Stato
sull’autostrada, sono solo la punta di un iceberg fatto di sopraffazioni e
violenze quotidiane delle cosiddette forze “dell’ordine”.

Ma, giorno dopo giorno, ci raccontano che siamo in emergenza, che il
pericolo si annida in ogni angolo, che la violenza dilaga. Mentono sapendo
di mentire. Persino le statistiche drogate del ministero dell’interno ci
dicono che in Italia i reati, di anno in anno, sono in costante
diminuzione. Ma le galere si riempiono sempre più, scoppiano, perché in
galera ci finiscono i poveri, ci finiscono quelli che non ci stanno alle
regole di una società basata sul dominio, lo sfruttamento bestiale,
l’ingiustizia elevata a norma dello Stato.
E in galera c’è chi entra vivo ed esce morto, vittima di pestaggi o cure
negate. Cucchi e Lonzi sono diventati noti perché i loro familiari non si
sono arresi e lottano contro le falsità diffuse per nascondere due omicidi
di Stato. Ma purtroppo non sono eccezioni.
Nei CIE, le galere per immigrati in attesa di deportazione, violenze,
pestaggi, umiliazioni, stupri sono il pane quotidiano. E per chi si
ribella botte e galera.

La sicurezza, quella vera, è un mondo di liberi ed eguali.

FAI Torino
Corso Palermo 46 – ogni giovedì dalle 21
338 6594361
fai_to@inrete.it

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