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Torino. Rompere le gabbie. Giornata antirazzista
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27.02.2010

Torino. Rompere le gabbie. Giornata antirazzista

Sabato 27 febbraio dalle 10,30 al Balon – via Andreis angolo via Borgodora
In solidarietà con Joy e le altre ribelli del CIE
Punto info
Interventi e testimonianze
DJ set KND hip hop.

Joy, Hellen, Priscilla, Debby, Florence sono cinque ragazze nigeriane
finite in un CIE, una prigione per migranti, una prigione per senza carte.
Una delle galere che lo Stato italiano riserva a quelli che non servono
più. Il diritto legale di vivere nel nostro paese è riservato solo a chi
ha un contratto di lavoro, a chi accetta di lavorare come qui nessuno più
era obbligato a fare. Grazie alle lotte di chi aveva riscattato, almeno un
po’, il lavoro dalla schiavitù. Oggi i migranti, con permesso o in nero,
sono i nuovi schiavi di quest’Europa fatta di confini e filo spinato.

Lo scorso agosto, quando è entrata in vigore la legge che estendeva da due
a sei mesi la reclusione nei CIE, ovunque nelle gabbie degli immigrati è
divampata la protesta, con scioperi della fame, episodi di autolesionismo,
materassi bruciati, tentativi di fuga.
Per lunghe notti, dalle prigioni dei senza carte si sono levate grida.
Grida nel silenzio. Solo pochi antirazzisti erano lì a dare sostegno a
chi, con la forza della disperazione, lottava per uno scampolo di vita,
per un pezzo di futuro.
In agosto nel CIE di via Corelli a Milano la protesta è diventata rivolta.
Alla fine 18 uomini e 5 donne sono stati arrestati e portati in carcere.
Alla prima udienza al processo a loro carico – all’apparire in aula
dell’ispettore di polizia Vittorio Addesso – hanno gridato forte. La loro
rabbia andava oltre il timore delle conseguenze. Addesso aveva fatto
violenza a Joy, convinto che una ragazza in prigione, africana e
prostituta non si sarebbe mai ribellata. Invece la dignità è più forte
della violenza dello Stato, più forte del giogo patriarcale.
Alla fine i ribelli del CIE sono stati condannati a sei mesi di reclusione.
Uno di loro dalla prigione non è mai uscito: l’ha fatta finita
uccidendosi. Sapeva che per quelli come lui le prigioni non finiscono mai.
Qualche giorno fa avrebbero dovuto essere scarcerate le cinque ragazze:
fuori ad attenderle c’erano gli antirazzisti che ne avevano sostenuto per
lunghi mesi la lotta.
Purtroppo gli sgherri di Maroni sono arrivati prima. Hanno agito in piena
notte. La polizia le ha prelevate dalle carceri dove erano rinchiuse e le
ha portate in vari CIE.
Due di loro sono adesso nel centro di corso Brunelleschi a Torino.

I muri che rinchiudono le vite dei migranti, sono intrisi del dolore dei
tanti uomini e delle tante donne che vi assaggiano ogni giorno processi
lampo, soprusi, pestaggi, umiliazioni. Stupri.

In questi giorni la magistratura torinese ha arrestato sei antirazzisti e
ne ha messi sotto accusa numerosi altri, accusandoli di aver contrastato
le politiche razziste del governo e dei padroni. Li hanno chiamati
delinquenti.

Se un giorno qualcuno ci domanderà dov’eri mentre deportavano le persone,
dov’eri mentre davano la caccia agli schiavi nelle campagne, dov’eri
mentre un immigrato veniva lasciato morire senza cure in un centro,
dov’eri mentre un uomo in divisa stuprava una ragazza nel CIE?
Vorremmo poter rispondere: “Eravamo lì, in prima fila, a resistere alla
barbarie. Perché i delinquenti, quelli veri, siedono sui banchi del
governo e nei consigli di amministrazione delle aziende.

FAI Torino
Corso Palermo 46 – ogni giovedì dalle 21
338 6594361
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