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Sgomberata Cą Neira. L’Ostile sotto assedio
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10.12.2009

Sgomberata Cą Neira. L’Ostile sotto assedio

torino emergenza sgomberi

Torino.  Cà Neira
! è stata sgomberata… ma non finisce qui

Giovedì 10 dicembre ore 6.

Digos e agenti in assetto antisommossa buttano giù la porta di Cà Neira, il posto occupato domenica 6 dicembre dalla FAI torinese.


I compagni all’interno vengono denunciati per invasione di edificio. Il tam tam della solidarietà scatta subito. Arrivano compagni a dare una mano a portare via tavoli, stufe, libri, cucine e brande.

Contemporaneamente la polizia si presenta in forze anche all’Ostile occupato tre settimane prima.
Sei persone salgono sul tetto e lo stabile viene invaso dalle forze del disordine statale. Mentre scriviamo i sei sono ancora sul tetto.

Non si può dire che a Cà Neira questo sgombero giunga inatteso. L’intervento della polizia è stato preceduto da una pesantissima campagna di criminalizzazione. Media e politici si sono scatenati sin dal primo giorno per cercare – senza troppo successo – di creare allarme sociale intorno alla nuova occupazione.

In questi giorni molti abitanti del quartiere ci hanno mostrato solidarietà e simpatia, in qualche caso condivisione. Molti consideravano una vergogna che un edificio pubblico fosse abbandonato al degrado e all’incuria ed hanno apprezzato che qualcuno, rimboccandosi le maniche, lo stesse ristrutturando per renderlo agibile.

Riportiamo sotto la lettera – la seconda lettera – che abbiamo scritto ai nostri vicini di casa e che ci accingevamo di distribuire quando la repressione ha interrotto la nostra esperienza di autogestione.
Ma – lor signori lo sappiano – non finisce qui. La storia di Cà Neira è solo agli inizi.

Per info e contatti: FAI Torino 338 6594361

Seconda lettera ai vicini

Salve. Siamo quelli di Cà Neira. Qualche giorno fa abbiamo occupato l’ex scuola di via Zandonai angolo corso Taranto. Era abbandonata da molti anni. Il comune l’ha lasciata vuota senza curarne la manutenzione. L’impianto elettrico è stato distrutto, i fili divelti, i lavandini spaccati, le tubature e i collegamenti elettrici strappati, alcune finestre sono in frantumi. È il destino delle case vuote: qualche poveraccio entra e porta via quello che può, per ricavarne pochi euro. Il tetto, in eternit, non è mai stato posto in sicurezza, mettendo a repentaglio la salute di tutti.
Limitrofa alla casa c’è una scuola elementare, un posto dove i bambini vanno ogni giorno a studiare. In questa città tutta luci d’artista, grandi eventi e grandi opere le vecchie fabbriche diventano centri commerciali, con tanto di sponsor pubblici, ma non ci sono risorse per case, scuole, asili, ospedali, ambulatori, assistenza ad anziani e disabili, trasporti pubblici. Non ci sono soldi per una banale bonifica di un tetto in amianto.

In questa nostra Torino, maggioranza ed opposizione servono i ricchi e i potenti, senza curarsi delle esigenze della povera gente.
La Stampa e TorinoCronacaqui hanno raccontato un mucchio di menzogne. Ci hanno descritti come violenti e rumorosi. Hanno raccontato che vogliamo “attaccare gli operai dei cantieri Tav” (La Stampa del 7 dicembre), hanno scritto “Che facciamo baldoria e Barriera non chiude occhio” (Cronacaqui del 9 dicembre). Addirittura si sono inventati un concerto che non c’è mai stato. La quasi vicepresidente della Circoscrizione 6, Nadia Conticelli ha dichiarato che la circoscrizione ha “chiesto più volte la bonifica per la questione amianto” ma poi, anziché denunciare l’incuria dell’amministrazione comunale, chiede a Chiamparino lo sgombero di Cà Neira! Bontà sua non imita il capogruppo in comune, il leghista Carossa, che invoca l’intervento della magistratura.

In questo paese l’Impregilo, un colosso delle costruzioni, fa ospedali di sabbia come quello “antisismico” crollato alla prima scossa di terremoto all’Aquila, e si vede affidare nuovi appalti per la ricostruzione. Chi occupa uno stabile abbandonato per metterlo a posto ed aprirlo al quartiere, viene trattato da delinquente, seppellito sotto montagne di interessate menzogne. Perché facciamo paura. Ma non a chi fatica ad arrivare alla fine del mese, a chi abita queste nostre tristi periferie, ma ai potenti che hanno in mano le leve della città. Loro sì che hanno paura. E tanta. Hanno paura dell’autogestione, hanno paura di gente, che in barba alle leggi ma nel rispetto della vita e della libertà di tutti, si prende una casa vuota, si rimbocca le maniche e comincia a rimetterla a posto. A renderla viva, aperta a tutti.

Alcuni genitori hanno voluto credere alle menzogne della stampa e si sono allarmati per i loro figli. Si rassicurino: anche noi abbiamo figli che vanno a scuola e quello che facciamo è anche per loro. Vogliamo una società più libera e giusta. Non abbiate timore dei vostri vicini. Quando la casa sarà stata messa a posto sarà un luogo pulito ed accogliente.

Chi passa da Cà Neira e si fa un giro ci trova al lavoro. Prima la pulizia, poi gli impianti, la tinteggiatura. E presto – il prima possibile – provvederemo alla messa in sicurezza del tetto in eternit. Questa è l’autogestione. Lor signori dicono che gli anarchici sono stolti e delinquenti perché se ne infischiano delle leggi e pensano che questa società funzionerebbe assai meglio se invece di farsi governare si autogovernasse. La pratica quotidiana dell’autogestione dimostra che gli stolti siedono su banchi del governo. Qualunque governo.

In questa città gli spazi pubblici, quelli destinati ad una socialità non mercificata stanno scomparendo. La Torino “on the move” di Chiamparino moltiplica i locali, promuove la movida, e progetta di chiudere gli spazi autogestiti, dove la socialità non è una merce.
Il patrimonio immobiliare pubblico è sotto ipoteca delle banche per coprire il buco delle olimpiadi, i palazzi dello sport diventati vuoti e inutili cattedrali nel deserto sociale di questa città piegata sotto il peso di una crisi, che qui, nelle nostre periferie, morde le vite di tutti.

Tanti preferiscono far marcire gli edifici, lasciandoli vuoti. Noi vorremmo un mondo dove tutti possano avere un luogo dove incontrarsi senza dover pagare il conto.
Non abbiate timore. Non siamo qui per turbare i vostri sonni, ma solo quelli di una giunta che si è schierata dalla parte dei potenti contro la povera gente.

FAI Torino
fai_to@inrete.it
338 6594361
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Tentativo di sgombero del LOSTILE OCCUPATO


Sempre oggi, 10 Dicembre 2009
riceviamo e pubblichiamo
Aggiornamento ore 14.00
Gli occupanti dell'ostile resistono e resisteranno. Vieni a sostenerli in strada. In solidarietò l'assemblea di stasera sarà qui in corso vercelli angolo via Pinerolo alle 18.00


Fate girare!

Aggiornamento ore 11.00
I sei compagni resistono sul tetto, i poliziotti hanno incominciato a ricattare gli occupanti per farli scendere mediante la minaccia della distruzione dell'arredamento e del materiale presente nello stabile. L'intervento degli avvocati ha sedato questa pratica, sembra che non sia legale…
in realtà questa volta è andata bene, ma, esempio ne è stato lo sgombero del Maracaibo di due anni fa a Grugliasco, la minaccia di distruzione o di invio all'amiat dei beni degli occupanti e una infame routine di ogni sgombero…
Il presidio dei solidali oltre che permanente è diventato ora musicale



Dalle ore 6.00 del mattno odierne digos, celere stanno cercando di sgomberare LOSTILE di Corso Vercelli n° 32, Torino.
Agg. Ore 11
 compagni e le compagne che sono saliti sul tetto sono in forma e resistono all’assedio della digos e della celere, si sono uniti alla compagnia senza remore anche i Vigili del Fuoco.
Sotto in strada un nutrito gruppo di solidali sotiene ed aiuta la resistenza.


Portate la vostra solidarietà
Per aggiornamenti ascoltate Radio Black Out 105.250
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